ATTENZIONE RICOMINCIANO LE SELEZIONI PER ENTRARE A FARE PARTE DELLA CLIENTELA DELLO STUDIO AVV. LAURA CAVALLO. DI SEGUITO IL REGOLAMENTO.

xfactor
ATTENZIONE RICOMINCIANO LE SELEZIONI PER ENTRARE A FARE PARTE DELLA CLIENTELA DELLO STUDIO AVV. LAURA CAVALLO. DI SEGUITO IL REGOLAMENTO:
1.Le consulenze non si danno al bar.
2. Le consulenze non si danno negli spogliatoi della palestra.
3. Le consulenze non si danno al mercato.
4. Il mio studio legale non è un salotto.
5. Vietato telefonarmi fuori orario ufficio, a meno che non siate in gabbia.
6. Vietatissimo chiedere parere via uozzap, messenger e tutte le cagate simili che vi possano venire in mente.
7. Vietatissimissimo chiedermi consulenze mentre sto mangiando.
8.Bandite per Proclama Reale le seguenti domande e affermazioni: “Ma perché, l’avvocato si paga?”- “Eh perché sa, questo mese ho il dentista, l’asilo, l’assicurazione”.
9.Questo non è un ufficio informazioni.
10.Chi pensa di fare il furbo si ricordi che so dove abita.

IN PALIO RICCHI PREMI E COTILLONS.
PER IL MIGLIOR CLIENTE DELL’ANNO, LA TARGA DI RICONOSCIMENTO.
PER IL PEGGIORE, IL PIGNORAMENTO DEL DIVANO CON LA NONNA SOPRA E CALCI IN CULO.

P.S. E IL PRIMO CHE MI DICE “HO SENTITO A FORUM CHE…” GUADAGNA IL PALO!!

Annunci

SALENTU. LU SOLI, LU MARI, LU IENTU.

Lecce suona.
Suona di pizzica, vino e tufo.
Suona della cantilena leccese.
C’è il Salento in ogni pietra, in ogni balcone, in ogni luce dentro una finestra.
Il cielo pare verde acqua a quest’ora.
La luce del tramonto taglia in due i palazzi: sopra è ancora giorno e sotto dorme. Sembra. Perché invece batte mieru, taralli e risate.
Risate coi cuggini, con due g.
Lu soli, lu mari e lu ientu.
Lecce profuma.
Profuma di scirocco e barocco.
Guardo croci, santi e lupi.
Mi mangiu ‘na friseddhra sott’a ‘n’arco. Mi bevo un caffè cu lu latti ti mennula e il ghiaccio. Questo è certamente il caffè che bevono gli Dei.
Mi gusto il caffè e mi gusto tre generazioni di cuggini che si raccontano da quanto non si vedono e si promettono che si rincontreranno “al nord”. Poi mi estraneo per un momento dai loro discorsi e osservo solo le loro mani abbronzate che si agitano in aria per accompagnare i loro racconti che scivolano fuori da quei denti bianchissimi.

Che caldo che fa. Non lo so se è il vento di scirocco o un brivido di amore puro.
Lu soli, lu mari e lu ientu.
Vedo ricci volare il aria. Sono donne che volteggiano nella danza della pizzica.
Se l’ansia è l’arbitro dei nostri equilibri emotivi, Lecce ti spegne il malessere e ti riporta in vita.
Disarmati mentali, se è vero che vedi Capri e poi muori, viti Lecce e po’ bivisci.
Ciaociao città che suona e profuma.
Arrivederci città benedetta dall’amore.
Arrivederci a li cuggini mia.
Lu soli, lu mari, lu ientu.

STORIE DI DONNE. ANNA. Sottotitolo: L’amore è una padella antiaderente.

ANNA è l’amica di cui tutti avremmo bisogno. È la voce della mia coscienza. Con una soluzione sempre adeguatata in tasca. Sempre adeguatamente inutile. Lei lo sa, io pure. Il suo ruolo, però, è fondamentale. Mi fa ridere. Conia aforismi inutili. Inutili e divertenti.
Tipo. “Non ti devi preoccupare dell’amore, l’amore è come una padella antiaderente. Ce la compriamo tutte perché sembra indispensabile. Poi, ci facciamo la frittata”.
Ecco, ANNA è così. Ha un altro paio di difetti adorabili e due figli. Uno in piena adolescenza e una di pochi mesi. È la tipica donna ossessiva-compulsiva: a settembre arriva con 25 volantini che ha trovato sul parabrezza dell’auto, si vuole iscrivere al corso di tango, cucina e cucito. Mi dice che quest’anno è motivata, che non vuole più fare la mamma a tempo pieno, che si sente “artista dentro” e quindi riesce a organizzarsi pittura su tela tra una poppata e l’altra. Che, poi, così si tiene lontana da casa con una buona scusa. Dopo il terzo caffè (è anche una caffeinomane), i volantini li butta nel mio cestino e torna a occuparsi delle poppate e della casa.
ANNA è l’amica-amica. Quella a cui ho tenuto la testa mentre vomitava e che mi ha tenuto testa e cuore quando a vomitare era la mia anima. Quella che ai figli insegna a non dire le parolacce come “ti odio”.
“Non avevi deciso di passare al biberon?”
Lei si riallaccia la camicetta mentre raschia lo zucchero dal fondo della tazzina.
“Ti prego, possiamo fare finta che io abbia una vita al di fuori delle poppate e dei pannolini? Ho appena lasciato quelle esaltate delle mammesotuttoiofacciotuttoio al nido. Cosa fa la gente normale? – addenta un biscotto e mi guarda con aria interrogativa – esistono ancora i cinema? Che taglio va quest’anno?”
Poi mi punta un dito contro: “L’ho detto a Marco, venerdì sera esco con le mie amiche”.
Mi prende una mano.
“Come stai tu?”
“Guarda… non saprei definirlo – mi prendo un biscotto anch’io e la guardo, ferma – scon-quas-sata”. Scandisco bene le sillabe.
Lei mi dice seria quella cosa della padella antiaderente.
Silenzio.

Ci guardiamo e una risata potente riempire la stanza. Scoppiamo a ridere come bambine, sputazzando briciole dappertutto.

Tu seria proprio non ci sai stare, eh Anna?”

La guardo e penso… che me ne faccio degli uomini quando ho un’amica come te?
(…continua…)

VIOLENZA DONNA.

Mentre laggente gongola sulla rete per le iniziative di politica migratoria, vorrei fare presente a questa ggente che le donne che partono dall’Eritrea si fanno inserire dispositivi anticoncezionali sottocutanei per evitare di rimanere in gravidanza a cause delle violenze sessuali che già sanno che subiranno durante la rotta, in particolare in Libia.
Voi continuate a seguire la politica dai vostri comodi divani mentali. Il vostro pensiero già lo conosco e mi disgusta. Comunque la pensiate, mi aspetto la rivolta di tutte le DONNE. Destra, sinistra, m5s, marziane, plutoniane.

ASIA ARGENTO X FACTOR E CAVOLI A MERENDA.

asia argentoAsia Argento. Chii?? Asia Argento!

La notizia è che Asia Argento condurà uno dei talent show più in auge dell’universo: il prossimo X FACTOR.

Ma chi? Ah sì, Asia Argento, quella che ha fatto quel film lì… con… ma Asia Argento che film ha fatto? Ah si, quelli horror italiani, no aspetta quello è il padre.

Aspetta che guardo su Wikipedia che film ha fatto Asia Argento. Ah, intanto leggo che si chiama Aria Maria Vittoria Rossa Argento. Bhè il padre è un maestro della comicità più che dell’horror. Ah bhé su Wikipedia c’è scritto che lei è regista, attrice, sceneggiatrice, pure cantante. Ah bhé cantante, poi, proprio non lo sapevo. Forse per questo l’hanno chiamata a X FACTOR. Certo, non posso pensare che l’abbiano chiamata per la protesta femminista che ha fatto sull’onda dello scandalo Weintesin e che l’ha riportata in auge dopo millenni che nessuno se la ricordava manco più e che ha cavalcato l’onda dello scandalo per denunciare una violenza sessule dopo anni e anni di silenzio. No dai, sono cattiva e penso sempre male, ma non può essere così.

Bha, comunque io Aria Maria Rossa me la ricordo poco per i film. Ancora meno per le canzoni. Aria Maria Rossa me la ricordo però di recente appunto per lo scandalo di pompini et similia, in effetti.

Sarò controcorrente, non so, ma mi pare che dire che Aria Maria Rossa – in arte Asia Argento –  ci abbia triturato i cabbasisi è dire poco. Lei non è una povera disgraziata che è costretta a prostituirsi perché schiavizzata, chessò, da chi le trattiene il passaporto o – peggio – i figli. No. Lei è ASIA ARGENTO.  ATTRICE, SCENEGGIATRICE, CANTANTE e mo’ perfino conduttrice di X FACTOR.

Non ha una storia di fame e sfiga, tipo ho dovuto pulire le scale per comprare le medicine a mamma malata. NO . LEI SI CHIAMA ARIA MARIA VITTORIA ROSSA ARGENTO, in arte ASIA ARGENTO. Capito? E’ una che lamenta di aver ricevuto le avance fatte da un porco. A distanza di anni e anni e anni. BENVENUTA SORELLA. Vieni, c’è posto. 

Eh, sì perché ecco, cara ASIA Maria Rossa, devo dirti che siamo tutte contrite per il tuo dolore. E non è che oggi voglio fare l’antifemminista. È che, AH BELLA, la differenza tra te e noi poracce con nomi banali è che a noi non ci cacherà nessuno, a noi poracce che tutti i giorni ricevono su fb , nella vita reale e SOPRATTUTTO sul lavoro le schifose offerte sessuali. Non è che a noi qui, sulla terra, non capiti. E’ che le NOSTRE sì che sono voci silenziose. NON LA TUA. La differenza è che noi non ci siamo mai vendute. Non ci siamo mai piegate davanti alle prepotenze. Tanto meno davanti alle scrivanie.

Ecco, magari alle donne vittime di violenza sessuale non è che gliene fregherebbe una cippa di fare il giudice di gara a X FACTOR. Sono certa, però, che non ottengono tutte questo ristoro e che esigono che CHI RICOPRE POSIZIONI DI VANTAGGIO E FORTUNA NON VADA A FARE I PIAGNISTEI A CASA LORO.

asia argentoasia argento

DONNE E MOTORI

wp-1507704009273.jpeg

Dal meccanico.

“Si accende questa spia qui”.

“Quale?”

“Questa”‘.

“Ah si vedo. Dov’è il libretto di istruzioni?”

“Di che cosa?”

“Dell’auto!”‘

“Ahahahah!!… Ma lei non ride. Dice sul serio?”

“Dobbiamo controllare lo sgnappo sguaragua’ ccici’ coco’ . Mi serve il libretto. Dov’è?”

“È questo?

“Quella è la carta di circolazione”.

“Questo?”

“Ma questa è la ricevuta della tintoria!”.

“Che ne dice di questo?”

“Signora, questo è un pacchetto di caramelle…”.

“Ma è sicuro che l ‘abbiano dato anche a me quando me l’hanno venduta? Senta, è stata una giornata di lavoro molto dura. Non ci si metta anche lei”.

“Va bhe, senta quando ha cambiato l’olio?”

“In che senso??…”

“Olio, acqua, antigelo…”

“Che sono opzioni? Ne devo scegliere una? Tipo fare, baciare, lettera, testamento? Ahahah… Senta ma lei non ride mai?”

“Ma no, signora, sa quella roba che si mette nel motore…”.

“Guardi, mi sta scoppiando la testa. Senta non può semplicemente aprire, smontare, rimontare? Poi mi chiamerà mi spiegherà che era il ciccia-frullo che faceva difetto e quindi bloccava il set up dello sgnappo sguaragua’ cicci’ cocco’. Io la guarderò fingendomi addirittura interessata, la pagherò felice e la raccomandero’ a tutti i miei amici”.

“Va bhe, signora ho capito. Mi dia solo il codice dell’olio che usa di solito”.

“Il codice del… no va bhe ma lei lo fa apposta!”wp-1507704009273.jpeg

WHAT WOMAN WANT

woman-1151562_960_720

Cosa pensano le donne?

Le donne pensano un sacco di cose, tutte insieme, tutte complicate. Il loro cervello è una diga perennemente a prova di sfondamento.  Nelle anse del  cervello si annidano milioni di post-it fatti non solo di incombenti , ma soprattutto di emozioni .

Le donne si preoccupano di tutto e per tutti. Sempre.

“Devo passare in tintoria. Devo pensare a cosa fare stasera per cena. Chissà se la mia amica che l’ha lasciata quello stronzo sta meglio. Certo che quello è proprio uno stronzo. Oggi mio figlio ha il vaccino, l’esame, la maturità. Devo portare mia madre a fare l’esame del sangue, sta piovendo oddio i panni sono stesi oggi ho la riunione col capo devo consegnare quel progetto scade la rata del mutuo è il 27 i soldi sono quasi finiti devo prenotare il dentista per mio figlio”.

Il tutto mentre si sono smagliate la calza, sono andate in banca a pagare i mav e le bollette, hanno comprato il pane fresco e l’acqua frizzante. Le banane e i broccoli.

In una giornata così sono riuscite miracolosamente a infilarci una piega dal parrucchiere magari. 20 minuti d’aria a leggere che manco quella figona di Angiolina è riuscita a tenersi il biondone. In fondo, un Dio c’è.

C’è quella amica lì, che la dobbiamo consolare perché ha scoperto che ha il tumore al seno. Un’altra. E i medici l’hanno trattata come una pezza da piedi. Sì, pezza da piedi sono le parole che ci ha riferito.

“Ti prego riesci a passare da me cinque minuti?”

“E certo che riesco a passare, tesoro”.

Le donne si tengono la mano, a 15 anni per andare al bagno insieme. A 40 per condividere questo dolore.

E’ come se se lo passassero attraverso le pieghe dei calli delle dita, calli per i quintali di verdure tagliate, piatti lavati, duri come la loro esistenza e l’anima segnata da abbracci spezzati.

Sono le 6 vorrei stare qui con te a bere un altro Negroni mentre ci raccontiamo i nostri sogni da bambina e ridiamo per come è andata così in modo bizzarro invece la vita. Ma sono le 6 e ci sono pavimenti da pulire, polli da infornare e colletti da inamidare.

Quanto è sterile pensare di dovere apparecchiare una tavola, mentre ti tengo la mano e ti prometto che ci sarò. Ma ti devo lasciare lì col tuo immenso dolore, Amica, Sorella.

Corro verso casa, il parcheggio che ho fatto è quel che è. Mi toccano pure gli insulti del vecchio “che le donne non sanno né guidare né parcheggiare”. (Come se ce ne fregasse qualcosa…)

La casa è un campo di battaglia. Bene, l’ho rassettata, ma sarà dopo poche ore esattamente quella di prima. Frustrante desolazione.

La tavola è apparecchiata, c’ho avuto pure il tempo di mettere su una candela, un bel cesto di frutta già lavata e lucida. Quanto fa casa tutto questo.

Rientro del compagno.

“Ah, finalmente a casa. Ah sei andata dal parrucchiere (questo, quando se ne accorge), beata te che hai avuto il tempo! Sapessi che giornata che ho avuto io oggi, invece…”

E pronte, ancora ad accogliere altri pensieri; per cena la sera mangiamo pane e ansie. E troviamo pure le forze di essere decorosamente consolanti.

Finché si spegne la luce.

E nel letto pensiamo ho chiuso il gas le luci la porta domani devo ritirare le analisi di mia madre passare dalla banca ho la riunione col capo ed è finito il latte.

Non sono io questa. E’ una di noi. Siamo tutte noi. Che le donne c’hanno una potenza e una forza sovrumana.

Che solo noi lo sappiamo. Solo noi.

Laura P. Cavallo

20150820_100513